Avvisi di accertamento e cartelle di pagamento: difesa del contribuente in sede amministrativa e contenziosa

Il professionista difende i contribuenti predisponendo ricorsi tributari o intervenendo in sede amministrativa presso le istituzioni che li hanno emessi (Agenzie delle Entrate e Agente della riscossione). Lo studio porrà in essere tutte le procedure necessarie per tutelare al meglio il cliente, scegliendo di volta in volta l'istituto migliore da utilizzare tra quelli messi a disposizione dall'ordinamento fiscale, sempre rispettando i rigorosi termini di decadenza previsti. Lo studio assiste i propri clienti a partire dall'avvio della verifica tributaria e li accompagna in tutto l'iter del contenzioso tributario (osservazioni al PVC, accertamento con adesione, ricorsi, istanze di sospensione, memorie illustrative ed integrative, appelli, revocazioni, etc.).

Nel momento in cui si riceve un avviso di accertamento, o una cartella di pagamento, bisogna innanzitutto verificare che l'ufficio che ha emesso l'atto abbia rispettato tutte le norme previste a livello procedimentale nonchè di contenuto degli atti e di termini decadenziali al potere di accertamento. Bisogna constatare che questo spesso non avviene, fornendo un primo motivo di impugnazione al contribuente. Esempi di vizi che inficiano la validaità dell'atto sono i seguenti: relata di notifica non compilata, assenza di data, mancata indicazione del notificatore e del ricevente, assenza di sottoscrizione, mancata indicazione del responsabile del procedimento, mancata sottoscrizione del ruolo, notifica avvenuta per mezzo di un servizio postale privato e non tramite Poste Italiane, etc.. Ulteriore ipotesi di violazione, a volte commesse dai verificatori, riguardano gli accessi effettuati presso i locali aziendali o di abitazione privata del contribuente, effettuati da parte di militari della Guardia di Finanza o di funzionari dell'AdE. Può capitare che non vengano rispettati i rigidi regimi autorizzativi prescritti dalla legge per effettuare tali accessi (per entrare in un abitazione privata, ad esempio, occorre l'autorizzazione della Procura della Repubblica) o che non vengano rispettate le procedure di legge (obbligo di informare il contribuente della possibilità di farsi assistere da un professionista e di far mettere a verbale le sue dichiarazioni, etc.) Può anche accadere che un atto venga ricevuto dal contribuente quando ormai siano spirati i termini per l'accertamento, e che quindi lo stesso sia illegittimo per il semplice fatto che ruslta pervenuto "fuori tempo massimo". Risulta quindi di fondamentale  importanza farsi assistere fin dall'inizio e far effettuare un'analisi preliminare di ogni atto ricevuto da parte di un commercialista esperto in materia, affinchè possa valutare attentamente tutti questi aspetti. Nel caso in cui l'atto non possa essere contestato sul piano formale e procedimentale si passa all'analisi della pretesa da un punto di vista sostanziale. Il professionista entrarà quindi nel merito delle pretese avanzate dall'Amministrazione finanziaria, andando ad individuare tutti i punti deboli delle argomentazioni formulate nell'atto, confutandole da un punto di vista giuridico e fattuale.

Numerosi sono gli istituti messi a disposizione del contribuente per far valere i propri diritti e, per la scelta di quello migliore da utilizzare nel caso concreto, bisogna necessariamente analizzare l'atto e le situazioni di fatto, entrando anche nel merito delle questioni controverse. Ad esempio se l'atto, a seguito della valutazione preliminare del professionista, risultasse illegittimo (in fatto o in diritto), è possibile innanzitutto agire in via amministrativa nei confronti dell'ufficio che lo ha emesso, presentando un'istanza di autotutela. Con l'istanza di autotutela si chiede il riesame dell'atto, alla luce delle argomentazioni esposte dal professionista, ed il suo annullamentoE' possibile anche richiedere all'Agenzia delle Entrate una sorta di "accordo", tramite l'istituto dell'accertamento con adesione. Questo è un istituto che consente di andare ad accordarsi con il fisco per una riduzione dell'importo delle imposte richieste, chiaramente in presenza di presupposti sostanziali che permettano al professionista di affermare che l'importo dovuto sia in realtà inferiore. Quindi questo istituto viene utilizzato quando si potrebbe anche essere daccordo sul fatto che una certa pretesa erariale sia in qualche misura corretta, ma si ritiene che l'ammontare dovuto sia inferiore o che comunque esistano margini di manovra sul punto. Si tratta di un istituto in cui diventano molto importanti le doti persuasive e la fondatezza delle argomentazioni proposte dal professionista in sede di necessario contraddittorio con l'Agenzia delle Entrate. Dall'eventuale buon esito del procedimento di adesione, oltre alla riduzione dell'imposta dovuta, deriva un importante effetto premiale, consistente in un abbattimento rilevante delle sanzioni. L'abbattimento riguarda sia le sanzioni amministrative che quelle penali, qualora previste sulla base dell'entità dell'evasione contestata. Oltre alla riduzione della pena principale è prevista anche la non applicabilità delle pene accessorie. La presentazione della proposta di accertamento con adesione sospende i termini per la proposizione del ricorso non precludendo, quindi, l'eventuale successiva impugnazione dell'atto in sede giurisdizionale.

Se si decidesse, invece, di impugnare l'atto in sede giurisdizionale, occorre tenere presente che nel caso di controversie di valore fino a 20.000 euro (importo delle sole imposte richieste al contribuente, al netto di interessi e sanzioni irrogate nell'atto) è obbligatorio proporre in via preliminare un'istanza di ricorso-reclamo all'ente che ha emesso l'atto. In questa istanza si può anche formulare una proposta di mediazione, chiedendo la rideterminazione dell'imposta dovuta. La differenza tra questo istituto e quello dell'accertamento con adesione è che nel caso del ricorso-reclamo trattasi di obbligo procedimentale di legge e non di scelta del contribuente. Inoltre, in questo caso, la proposta di mediazione sull'importo delle imposte dovute rappresenta mera eventualità, mentre nel caso di accertamento con adesione costituisce causa stessa dell'istituto. Per le controversie di valore superiore ai 20.000 euro questo iter preliminare non sarà necessario e si potrà presentare direttamente il ricorso alla commissione tributaria competente.

E' quindi importante farsi sempre assistere da un professionista, che saprà consigliarvi al meglio sulle strategie migliori da perseguire in ogni fase. E' chiaro che la scelta della strategia da perseguire si fonda principalmente sulla possibilità di esito positivo di un eventuale ricorso giudiziario. Il professionista, valutato l'atto e la documentazione richiesta al cliente, emetterà il proprio giudizio professionale sul punto, indicando di conseguenza quale sia la migliore strategia da perseguire, sia in sede amministrativa che, eventualmente, contenziosa. E' chiaro che se l'atto risultasse infondato, o comunque impugnabile anche solo per questioni di tipo formale, si agirà per l'annullamento totale. Qualora, invece, le pretese dell'amministrazione finanziaria fossero fondate, e impossibili da contestare nei fatti, si agirà per ottenere l'abbattimento maggiore possibile della pretesa erariale, sia in termini di imposte dovute che di interessi e sanzioni. L'analisi dell'atto e la consulenza sulla strategia migliore da perseguire nel caso concreto sono resi dal professionista a titolo gratuito e senza alcun impegno.    

Richiedi una conuslenza

Dichiaro di aver preso visione dell'Informativa Privacy relativa al trattamento dei dati resa ai sensi dell'Art. 13 D.lgs. 196/2003 e del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati Personali EU 2016/679 (GDPR) e, di rilasciare il consenso al trattamento dei dati personali per le finalità ivi indicate.

*I campi contrassegnati con l'asterisco sono obbligatori.

CAPTCHA
Per inviare il messaggio è necessario compilare il filtro anti Spam.
Image CAPTCHA
Inserisci i caratteri visualizzati